MOSE

Con il recente allagamento straordinario a Venezia, dove l’acqua alta ha raggiunto i 187 centimetri sfiorando il massimo storico registrato durante l’alluvione del 1966, si è tornati a parlare del MOSE. Si tratta dell’importante progetto infrastrutturale che fa parte di un piano più ampio di misure che abbina la costruzione di una barriera fisica al ripristino dell’equilibrio morfologico dell’intero ecosistema della laguna. Attualmente l’opera è realizzata al 94 per cento, secondo i suoi costruttori. Il sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, al termine di un incontro in Prefettura con tutti i soggetti legati alla Salvaguardia della città, ha affermato che «Entro sei mesi tutte le paratoie del Mose saranno in grado di funzionare per le emergenze» e ha dichiarato che a breve il commissario Elisabetta Spitz renderà noto «il cronoprogramma per il completamento dell’opera».

Le tenute impiegate in un progetto infrastrutturale di questa portata, devono essere altamente affidabili, in grado di resistere alla prova del tempo e devono essere conformi a  linee guida estremamente rigorose.

Nello specifico, il progetto prevede l’utilizzo di un sistema multiplo di tenuta personalizzato, una combinazione di guarnizioni in gomma naturale estremamente elastica, stampate e prodotte secondo tolleranze rigorose. Le guarnizioni chiuse sono fissate alle paratoie e fungono da tenuta dinamica impedendo il passaggio dell’acqua, mentre altre tenute secondarie sono collocate tra gli elementi sezionali delle paratoie mobili.


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